The Two Sisters, Henri Fantin-Latour (1859).

Codici, artifici e realtà

È estate. A Bellerive sul Murtensee, in Svizzera, uno scienziato, Pietro Brahe, e uno scrittore, Ira Epstein, si godono lo spettacolo dei fuochi artificiali offerti dalla città di Ginevra in onore di quest’ultimo. Immersi nel buio del giardino, i due protagonisti di Atlante occidentale  (Del Giudice 1983), osservano assorti la fluidità, la velocità e l’inafferrabilità dei giochi pirotecnici. Che in questo racconto diventano metafora di quella che noi chiamiamo “realtà.”

Il giorno dopo, infatti, la ricerca di Brahe nell’acceleratore di particelle ha una svolta e i fisici osservano per la prima volta gli elementi costitutivi della materia nella loro fondamentale instabilità e irrappresentabilità, tanto da spaccare “la parola «spazio»” (118) e moltiplicarne le dimensioni.

Questo racconto mi ha spinto a rielaborare il dipinto di Henri Fantin-Latour, Le due sorelle, del 1859. L’ho scelto non soltanto per il motivo della lettura, centrale in questa rappresentazione, ma anche per il titolo, che mi fa pensare al rapporto tra letteratura e scienza nel tentativo di descrivere il reale.

Questo è in fondo quanto fanno Brahe e Epstein. Essi lavorano con tecnologie che tentano di cogliere e rappresentare il reale. Ma, si chiede l’anziano scrittore:

Potrei mai farle vedere il punto esatto dove si genera un’immagine, un gesto, lo snodo di una storia, l’intreccio di un sentimento, indicandole la differenza tra il prodotto e ciò che lo produce? […] No, dietro la lettera c’è un’energia, una tensione che non è ancora forma, ma non è già più sentimento, ma chissà qual potenza occorrerebbe per sconnettere quel sentimento dalla parola che lo rende visibile, dal pensiero che lo pensa istantaneamente, e capire il mistero per cui le lettere di dispongono in un modo e non in un altro e si riesce a dire: “Lei mi piace”, e il miracolo per cui il questo corrisponde a qualcosa.” (Del Giudice 105)

Nel descrivere l’evolversi dell’amicizia tra Brahe e Epstein, Del Giudice esplora il rapporto tra la materia e i codici che usiamo per rappresentarla e comunicarla nonostante la sua ineffabilità.

Possiamo cercare di comprenderla, parzialmente, soltanto attraverso dei modelli. Infatti, “il reale” spiega Jean Baudrillard in Parole chiave “è sempre stato soltanto una simulazione. […] La realtà, come sappiamo, non è sempre esistita. Ne abbiamo parlato sin da quando c’è stata una razionalità per esprimerla, parametri che ci hanno permesso di rappresentarla con segni codificati e decodificabili.” (43, traduzione mia)

La realtà non è come ci appare, dunque. Ma quella di Baudrillard è più che una provocazione postmodernista. Pensiamo, per esempio, alle possibilità offerte dalla realtà aumentata e dalla realtà virtuale, che creano ambienti, oggetti e avatar tanto reali quanto virtuali, fluidi e mai interamente afferrabili. Quali effetti hanno (o possono avere) sulle percezioni, le intuizioni e le relazioni che abbiamo di e con noi stessi, gli altri e il mondo? Nel prossimo post vedremo come queste due tecnologie sono applicate ai prodotti editoriali. Avete già qualche suggerimento?

Fonti

Baudrillard, Jean. Parole chiave. Roma: Armando Editore, 2013.

Del Giudice, Daniele. Atlante occidentale. Torino: Einaudi, 1985.

Fantin-Latour, Henri. The Two Sisters: 1859.

Rovelli, Carlo. La realtà non è come ci appare. Milano: Raffaello Cortina, 2014.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s