Macchine da scrivere

“Sai cosa? Sottoscrivo la Biblioteca Universale. In questo modo avrei tutti i volumi futuri della rivista pronti e finiti per la stampa. Non dovrei più interessarmi di alcun articolo. Una cosa fantastica per l’editore: l’eliminazione dell’autore dal circuito letterario! La sostituzione dello scrittore con una pressa automatica! Un trionfo della tecnologia!” (Casalegno, 113)

È il 1904. L’editore Max Burkel e il professor Wallhausen speculano sulle opportunità che la tecnologia offre all’editoria. Agevolata da un bicchiere di Kulmbacher, l’ottima birra dell’Alta Baviera in produzione dal 1895, la conversazione prosegue esplorando i modelli matematici necessari a dare vita a un simile progetto.

Al centro della storia di Kurd Laβwitz, La biblioteca universale, c’è l’idea di una biblioteca che contenga non soltanto tutto ciò che l’umanità conosce ma anche ciò che potrebbe conoscere in futuro. La provocazione del filosofo, considerato il padre della fantascienza tedesca, ha stimolato la fantasia di altri scrittori. Jorge Luis Borges, ad esempio, ne trae spunto per La biblioteca di Babele (1941), in cui descrive un universo sviluppato come una vastissima biblioteca contenente tutti i volumi possibili, dati un certo formato e un insieme di caratteri.

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In senso orario partendo da sinistra in alto: Italo Calvino, Umberto Eco, Jorge Luis Borges, Kurd Laβwitz.

L’idea un modello matematico in grado di (ri)produrre e organizzare automaticamente tutto lo scibile umano ha avuto notevole fortuna nel secolo scorso. E non soltanto come speculazione letteraria, ma anche come problema organizzativo e commerciale.

Macchine narrative

Dal 2013 al 2018 si è svolto un concorso letterario per racconti generati da computer. Potete leggere tutti i testi che hanno partecipato al NaNoGenMo (National Novel Generation Month): per poter accedere ai file, è necessario essere registrati su GitHub, ma è un processo rapido e gratuito.

A lanciare il concorso è stato Darius Kazemi via Twitter nel 2013 e nei cinque anni successivi si è via via sviluppato accogliendo nuovi scrittori/programmatori.

NaNoGenMo_first_tweet

Uno degli autori, Andrew Plotkin, ha messo a disposizione il software da lui progettato, che ha scritto un romanzo di 50 mila parole. Al di là dell’evidente potere dei social media nel promuovere iniziative, questo progetto ci impone di interrogarci sulle nuove funzioni e opportunità offerte alla creatività umana nell’epoca della digitalizzazione totale.

L’idea di “allenare” degli algoritmi perché producano letteratura ha preso piede, tanto che nel 2017 Ross Goodwin ha connesso un portatile, una telecamera, un GPS, un microfono e una mini-stampante per scontrini per scrivere un romanzo sullo stile di Sulla strada di Jack Kerouac. Il portatile elabora i dati raccolti dai dispositivi, li mescola alle centinaia di libri che Goodwin ha “fatto leggere” alle reti neuronali e invia il tutto alla stampante. Pubblicato presso l’editore francese Jean Boîte Éditions, 1 The Road non è il primo romanzo interamente scritto da un algoritmo, ma è il primo romanzo di viaggio composto con questo metodo. Ma potremmo immaginare algoritmi in grado di comporre opere simili a In Patagonia di Bruce Chatwin o Danubio di Claudio Magris? E allora, chi è e che cosa fa l’autore?

Collaborazione uomo-macchina

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Ma con la rivoluzione del Web 2.0, partecipazione e collaborazione sono le parole d’ordine. E allora ecco che nel 2016 Myles O’Neill, Anthony Voutas, Isadora Lamego, and Annette Zouhanno creato literai.com, una piattaforma per la creazione e la condivisione di artificial fiction. Sorvolando (per ora) sul pleonasmo del nome, il progetto offre sia la possibilità di leggere le creazioni generate dalle macchine sia di imparare come addestrare i propri algoritmi perché producano letteratura.

Per chi si aggira in territori letterari specializzati c’è shelley.ai, una piattaforma dedicata agli appassionati dell’horror. Ispirato all’autrice di Frankenstein (1818), l’algoritmo che anima il progetto ha digerito tutte le storie raccolte da r/nosleep. Inoltre, il sito promuove la collaborazione tra la macchina e le persone via Twitter, in un dialogo da cui dovrebbero emergere i racconti dell’orrore mescolando gli incubi dei lettori alle informazioni elaborate dall’algoritmo.

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Ai creatori della piattaforma sembra sfuggire l’ironia della loro creazione. L’idea di ridurre al minimo—fino a eliminarlo—il ruolo dell’umanità nel processo creativo costituisce già una storia dell’orrore fantascientifico per lettori più conservatori.

Vista la popolarità di queste iniziative, qualcuno ha pensato di lanciare persino una rivista letteraria quasi interamente prodotta grazie all’intelligenza artificiale. Gli editori di CuratedAI—questo il titolo del giornale—lo descrivono come “una rivista letteraria con  un colpo di scena” e assicurano che “la correzione delle bozze, per ora, è ancora di dominio umano.”

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Nonostante le rassicurazioni di questi editori, viene da chiedersi, assieme ai giornalisti del Guardian, “Lo scrivere è agli sgoccoli per i romanzieri umani?” L’autore del pezzo, Steven Poole, si chiede se un romanzo scritto da un algoritmo possa eguagliare dal punto di vista estetico un’opera di Jane Austen o di George Orwell. Io credo, piuttosto, che dovremmo chiederci: che ruolo avranno scrittori, editori e lettori in un futuro dominato dalle macchine?

Tecnologia e conoscenza

Pensiamo alla lingua che usiamo tutti i giorni. Essa è un mezzo di cui ci serviamo per dare senso al mondo e, a volte, modificarlo (ad esempio, pensiamo al modo in cui le formule “Io ti battezzo” o “La dichiaro dottore in…” modificano l’identità delle persone). Considerando la sua capacità di creazione senso e modifica del mondo, possiamo vedere il linguaggio come una tecnologia di tipo particolare: una tecnologia intellettuale.

Ogni giorno, le persone usano diversi linguaggi per svolgere funzioni differenti, ad esempio quelli della matematica e della logica, che sono gli stessi utilizzati dai computer per svolgere le proprie funzioni. E oggi che le macchine sono onnipresenti, noi (lettori, editori, scrittori) condividiamo profondamente “lo spazio del calcolo […] condividendo le nostre memorie più intime e accettando la guida degli algoritmi su questioni che vanno dall’amore all’acquisto di una casa.” (Finn, 2017)

Proprio l’onnipresenza delle tecnologie digitali ci spinge a riflettere sul ruolo dei diversi attori in gioco nel campo della produzione culturale. Nel riflettere sulla “riqualificazione dei ruoli in una società completamente automatizzata o fortemente industrializzata,” Umberto Eco sottolinea come, ogni volta che una nuova tecnologia mette a disposizione nuovi modi di organizzare il mondo, è necessario che le persone imparino a utilizzarla. Pertanto, quando cerchiamo di capire quale ruolo avranno autori e editori nel mondo digitale, Eco suggerisce che

“Non è che perda di valore e di senso un discorso sull’uomo: solo che l’uomo non andrà più visto come animale sillogizzante, ma come animale capace di costruire macchine sillogizzanti e di porsi nuovi problemi (inediti) circa il loro uso. […] E tutto ciò richiede all’intellettuale un corso di riassestamento, un atto di umiltà, una capacità di sapersi mettere a scuola.” (Eco, 286)

Alla fine del racconto di Laβwitz, dietro a un altro giro di Kulmbacher, il professor Wallhausen si rende conto dei limiti del proprio progetto e dichiara di non voler “cercare nella Biblioteca Universale, il volume di cui abbiamo bisogno, poiché esso lo creiamo attraverso il nostro lavoro onesto, durevole e serio.” (Casalegno 119) Raccogliendo l’osservazione di Eco, allora, il nostro lavoro creativo “onesto, durevole e serio” dovrà semplicemente spostarsi su livelli di astrazione differenti e lavorare con materiali che sembrano diversi, ma in fondo sono sempre linguaggi?

Scrivetemi con le vostre osservazioni, o contattatemi se avete un progetto editoriale a cui volete dare vita! Ci vediamo la prossima settimana.

I contenuti di questo post, incluse le immagini, sono pubblicati con licenza CC BY-NC.

Fonti

1 The Road. Jean Boîte Éditions.2017.

Casalegno, Giovanni. Storie di libri. Torino: Einaudi, 2011.

http://curatedai.com

Eco, Umberto. Apocalittici e integrati. Milano: Bompiani, 1964.

Lasswitz, Kurd. The Universal Library. (1904) http://mithilareview.com/lasswitz_09_17/

Merchant, Brian. “When an AI Goes Full Kack Kerouac.” The Atlantic, Ottobre 1, 2018. https://www.theatlantic.com/technology/archive/2018/10/automated-on-the-road/571345/?utm_source=feed

Poole, Steven. “The rise of robot authors: is the writing on the wall for human novelists?” The Guardian, Marzo 25, 2019. https://www.theguardian.com/books/2019/mar/25/the-rise-of-robot-authors-is-the-writing-on-the-wall-for-human-novelists.

Racter. The Policeman’s Beard Is Half Constructed. 1984. http://www.ubu.com/historical/racter/index.html

Finn, Ed. What Algorithms Want: Imagination in the Age of Computing. Boston (MA): The MIT Press, 2017. (Kindle Edition.)

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