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Libri fai da te

Quante volte nel leggere un libro vi accorgete di volere uno sviluppo diverso? O un altro finale? Spesso purtroppo la forma rigida del libro (sia di carta che elettronico) non ce lo permette e ci lascia intrappolati nelle scelte fatte dall’autore.

In Il castello dei destini incrociati (1969 e 1973), Italo Calvino immagina un gruppo di viaggiatori che, avendo perso l’uso della parola, si raccontano le storie allineando su un tavolo dei Tarocchi. Un unico mazzo di carte, dunque, genera non soltanto migliaia di linee narrative diverse ma anche altrettanti sensi di lettura per ogni suo elemento, a seconda della posizione che questo occupa all’interno di una sequenza.

La copertina de Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino.

La copertina de Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino e la carte cui lo scrittore si è ispirato per scrivere la storia.

Narrativa fai da te

Con il suo romanzo breve l’autore ligure medita sull’instabilità del linguaggio e, più in generale, dei sistemi di segni che usiamo per comunicare. In più, drammatizza alcuni degli esperimenti letterari che animavano l’Europa degli anni Sessanta.

In Francia, nel 1962, Marc Saporta pubblica Composition No. 1 (1962), ora disponibile anche in inglese — sia in formato cartaceo che per iPad — presso l’editore Visual Editions. Purtroppo, non l’ho ancora trovato in italiano (fatemi sapere se c’è!). L’opera comprende centocinquanta pagine, che i lettori possono organizzare in qualunque modo.

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Introdotta da T.L. Uglow del Google Creative Labs, questa nuova dizione (2010) offre le pagine raccolte in una scatola e impreziosite dai disegni di Salvador Plascencia (autore di Gente di carta, 2008), che commentano i tipici elementi che compongono un libro. Nel leggere e riarrangiare i fogli ci rendiamo conto del ruolo dell’autore nel comporre una narrazione.

Pochi anni dopo è la volta di uno scrittore inglese. Nel 1969, B. S. Johnson pubblica In balia di una sorte avversa, la storia di un giornalista sportivo che, inviato a Nottingham, affronta i fantasmi del passato. Anche questo è un libro in scatola: all’interno ci sono ventisette sezioni, di cui soltanto il primo e l’ultimo capitolo riportano indicazioni precise, mentre i venticinque capitoli centrali possono essere riarrangiati a piacere. Così vi troverete tra le mani non un racconto, ma 1024 storie. Al di là dei temi toccati dalle parole, l’opera offre un’opportunità di meditare sulla labilità della nostra memoria.

Non solo romanzi: anche poesia …

Se la prosa permette di ricombinare paragrafi o sezioni così da ottenere un numero altissimo di narrazioni differenti, la poesia permette di manipolare il testo in modo ancora più dettagliato.

Con Centomila miliardi di poemi (1961) Raymond Queneau ha stimolato la creatività di un’intera generazione di scrittori avanguardisti. L’opera ispirata ai sonetti petracheschi è considerata, infatti, la prima tra quelle create all’interno del gruppo dell’Oulipo (Ouvroir de littérature potentielle, cioè Laboratorio di Letteratura Potenziale). Il gruppo comprendeva scienziati e artisti, tra cui lo stesso Calvino, le cui opere seguivano vincoli di composizione molto precisi.

Centomila miliardi di poemi: schema esplicativo.
Illustrazione dello schema combinatorio dei Centomila miliardi di poemi (1961) di Raymond Queneau.

Con le sue 1014 combinazioni possibili, l’opera impegnerebbe più di una vita di lettura intensa, ma dà l’opportunità agli appassionati d’informatica di cimentarsi nella sua riproduzione. In questa edizione digitale potete di leggere tutti i poemi (basta cliccare per generarne uno nuovo) in francese, inglese e svedese. Con questa invece potete vedere meglio l’idea di Queneau all’opera: si può modificare un verso alla volta portandoci sopra il cursore. Io preferisco quest’ultima versione perché interpreta perfettamente l’intenzione di Queneau nel bilanciare l’atto creativo tra scrittore e lettore: se è il primo a fornire il materiale di partenza e la cornice, sta al secondo sfruttare al massimo le opportunità creative a disposizione.

… e filosofia

Nel post precedente ho parlato di Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesto e la ri-mediazione della stampa. La versione a stampa segue le norme di ciò che siamo abituati a chiamare “libro”. Ma nella versione elettronica, disponibile gratuitamente online, Jay David Bolter rompe con gli schemi rigidi imposti dalla rilegatura e sfrutta appieno l’ipertestualità tipica della rete. Il risultato è un labirinto, come annuncia il titolo del sito, cioè un testo non lineare che i lettori possono esplorare grazie all’interfaccia essenziale ma non ottimale.

È con An Inquiry into Modes of Existence. An Anthropology of the Moderns (2013) di Bruno Latour che l’opera di filosofia sfrutta al massimo le potenzialità digitali della rete mettendo a disposizione del lettore una piattaforma per studiare e interagire sia con l’opera che con altri utenti. L’opera è venduta anche in formato cartaceo, ma il sito —in francese e in inglese — è utilizzabile gratuitamente. Basta creare il proprio account e iniziare l’esplorazione.

An Inquiry into Modes of Existence by Bruno Latour, 2013.

My print copy of Bruno Latour’s An Inquiry into Modes of Existence (2013).

L’edizione cartacea tenta di ripodurre alcune delle caratteristiche della versione elettronica (in particolare, i rimandi testuali tra le diverse sezioni). Tuttavia, online i lettori possono costruire i propri percorsi di lettura a partire da una definizione o un’area d’interesse, soffermarsi su una citazione, ascoltare o guardare una registrazione audio/video, prendere appunti e partecipare alle conversazioni sui diversi temi. Più della versione cartacea, quella elettronica dunque riflette l’intenzione dell’autore di scardinare un’irrealistica visione della scienza e affermare un’antropologia filosofica in grado di abbracciare molteplici visioni del mondo, anche quelle più distanti dalle nostre.

Pensare i libri come interfacce, quindi, ci permette di capire in che modo organizziamo e comunichiamo l’informazione sul mondo e sulle nostra società. Tuttavia,

Da questo punto di vista, sia detto per inciso, l’eccessiva standardizzazione e uniformità delle interfacce — che può essere desiderabile per ragioni di razionalità produttiva — può trasformarsi, almeno in parte, in un veicolo di appiattimento culturale. (Roncaglia, 8)

Senz’altro produrre opere di questo tipo è costoso e richiede la collaborazione di molte più persone di quante non ne richieda un “classico” volume cartaceo (su queste ultime tre parole mi soffermerò in un prossimo post, non preoccupatevi). Ma sono necessarie per recuperare la nostra capacità di apprezzare e accogliere prospettive diverse sul mondo, particolarmente in un momento in cui la salvezza del pianeta dipende anche dalla nostra capacità di osservare e affrontare i problemi in modi diversi. Per il momento, conoscete altri libri che ci aiutino a creare modi diversi di organizzare l’informazione e di vedere il mondo? Scrivetemi!

Fonti

Calvino, Italo. Il castello dei destini incrociati (1969).

Johnson, B. S. In balia di una sorte avversa (1969).

Latour, Bruno. An Inquiry into Modes of Existence. An Anthropology of the Moderns. Catherine Porter (trans.). Cambridge (MA): Harvard University Press, 2013.

Queneau, Raymond. Centomila miliardi di poemi (1961).

Roncaglia, Gino. La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro. Bari: Laterza, 2010.

Saporta, Marc. Composition No. 1. London: Visual Editions, 2010 (1962).

Libri da te

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